EMERGENZA CORONAVIRUSBENESSERE E SERVIZI ALLA PERSONA
Acconciatori ed estetisti: inaccettabile riapertura il 1° giugno. 3 mesi di fermo obbligato, non ci stiamo!

Incomprensibile e inaccettabile. Così il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli definisce la decisione del Governo di rinviare al 1° giugno la riapertura di acconciatori e centri estetici.

“Con senso di responsabilità – sostiene Fumagalli – abbiamo elaborato e presentato proposte dettagliate su come tornare a svolgere queste attività osservando scrupolosamente le indicazioni delle autorità sanitarie su distanziamento, dispositivi di protezione individuale pulizia, sanificazione. Proposte che penalizzano fortemente le nostre possibilità di ricavo, ma siamo consapevoli della loro necessità, per ora. Non abbiamo ricevuto alcuna risposta. E ora non accettiamo che le attenzioni del Governo siano rivolte ad altri settori e si limitino ad una incomprensibile dilazione per le nostre attività. Del resto, al 1° giugno cosa potremo fare di più rispetto ad oggi in termini di sicurezza? Si può far stare fermi, con costi continui e ricavi azzerati per gli interi mesi di marzo, aprile, maggio? No, non ci stiamo. Finora siamo stati alle regole, ma la prospettiva di un altro mese e più di fermo obbligato non l’accettiamo”.

Il comparto del benessere a livello nazionale muove un indotto di 26 miliardi di euro e vede circa 70.000 imprese impegnate. Il settore dell’acconciatura costituisce un fetta pari a circa 9/10 miliardi di euro annui.

La forza lavoro impiegata nel settore a livello Italia riguarda circa 350.000 addetti.

Marco Pierpaoli Segretario Generale di Confartigianato Ancona – Pesaro e Urbino: il settore era già, prima ancora dell’emergenza sanitaria, il più rispettoso in ambito di igiene e sterilizzazione dell’intera filiera dei servizi, in quanto da sempre osserva tutti i protocolli in materia di salubrità degli ambienti e delle attrezzature dettate dalle ASUR.

Se a questo si aggiunge la restrizione, oltre all’utilizzo di tutti i dispositivi di protezione individuale del caso, la facoltà di poter lavorare un solo cliente alla volta (per quanto deleterio e disastroso in termini di fatturato per le imprese), non è ammissibile che la filiera del benessere non possa rientrare al lavoro, come già fatto da oltre 20 giorni dai fisioterapisti per esempio”.

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