EMERGENZA CORONAVIRUSCOMMERCIO
Ambulanti: le nostre imprese sono state dimenticate

Fra i settori completamente dimenticati e su cui non si è spesa colpevolmente nessuna parola figura il “commercio su aree pubbliche”. Da quasi cinquanta giorni queste imprese sono state emarginate, quasi non esistessero più. Si è parlato infatti di commercio in senso generico e di commercio in sede fissa ma nessuno ha posto l’attenzione  su un settore fra i più penalizzati: il “commercio ambulante”. Stiamo parlando di imprenditori che hanno acquistato la merce in vista della primavera e che, con i magazzini pieni, sono completamente fermi senza incassare un centesimo.

Un comparto che conta a livello nazionale oltre 176 mila aziende con più di 400 mila addetti che ha già perso oltre 10 miliardi di euro mentre su scala regionale le aziende interessate sono circa 8 mila con un  totale di circa 20 mila addetti. Imprese che non sanno se potranno più lavorare.

Bisogna ripartire al più presto – fa presente Giacomo Cicconi Massi responsabile della categoria per Confartigianato Imprese Ancona – Pesaro e Urbino. Non possiamo più fare finta di niente. Servono certezze e soprattutto serve un piano di sostegno economico a fondo perduto per tutte le imprese. Gli strumenti messi in campo dal Governo sono troppo deboli e la categoria vuole lavorare, vuole uscire pur seguendo tutte le precauzioni per il contenimento del Covid-19. Il 2020 è ormai quasi andato e siamo molto preoccupati per il nostro futuro”.

L’assenza di qualsiasi riferimento, nei decreti, alla gestione delle aree all’aperto (dunque in condizioni di potenziale sicurezza) dove i mercati si svolgono è davvero inspiegabile.

La categoria è consapevole della necessità di adottare tutte le precauzioni richieste al fine di garantire l’adeguato contenimento del virus come, ad esempio, l’importanza della distanza di sicurezza indicando con apposita cartellonistica i comportamenti da adottare. Tuttavia la natura intrinseca del mercato che si svolge in aree aperte e che consente naturalmente il rispetto delle suddette norme oltre che spazi più ampi va considerato. “Bisogna però – conclude Cicconi Massi – dare un segnale al più presto e ribadire l’esigenza di ripartire comunicando tempi e modalità. Aspettare ancora significherebbe aprire di fatto una crisi sociale”.

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