EMERGENZA CORONAVIRUS
‘Colpevoli’ di essere imprenditori? No alle responsabilità penali per eventuali contagi

Preoccupano le possibili responsabilità penali in capo all’impresa per eventuali contagi dei propri lavoratori

“Sì alla riapertura, sì alla ripresa del lavoro, ma in sicurezza e serenità per tutti, compresi gli imprenditori. Sì al rispetto delle regole, no alla paura delle regole”. Confartigianato Imprese Ancona – Pesaro e Urbino interviene duramente sulle possibili responsabilità penali in capo all’impresa per eventuali contagi dei propri lavoratori, come da recente interpretazione dell’INAIL. “Non si può oltrepassare quel confine di buon senso oltre il quale – è l’appello di Confatigianato Imprese Ancona – Pesaro Urbino – l’imprenditore diverrebbe colpevole di essere… imprenditore. Non possiamo lasciarli soli, tra oneri sempre maggiori e onori ormai azzerati”.

Dopo le sanificazioni dei locali, delle attrezzature, degli arredi, le mascherine introvabili, i guanti, i gel igienizzanti e tanti altri accorgimenti, il Governo “deve consentire il riavvio delle attività evitando che gli imprenditori subiscano rischi penali in caso di lavoratori che possano subire il contagio in ambienti esterni”.

Non è possibile togliere ai titolari di aziende anche la minima serenità, facendoli piombare in uno stato di incertezza giuridica creato dal riconoscimento del contagio come infortunio sul lavoro anche per ambienti di lavoro non sanitari, in base all’articolo 42 del Dl 18/20 Cura Italia. “Confartigianato lancia quindi un appello al Governo e al Parlamento perché siano modificate queste norme, classificando il contagio da Covid 19  come “malattia sanitaria” e non “infortunio sul lavoro”. Questa possibilità è prevista anche dalla direttiva europea del 12 giugno 1989, che consente agli Stati membri di escludere la responsabilità dei datori di lavoro per atti dovuti a circostanze estranee, anormali, imprevedibili, eccezionali, le cui conseguenze non avrebbero potuto essere evitate nonostante tutta la diligenza possibile.

L’imprenditore sarebbe altrimenti con le spalle al muro: rischierebbe il penale anche facendo tutto il possibile per mettere in sicurezza i suoi dipendenti, aggiornando il documento di valutazione dei rischi e adottando tutte cautele e precauzioni sanitarie necessarie a garantire il diritto alla salute dei lavoratori. Il contagio da Covid-19 determina infatti un potenziale profilo di responsabilità penale per il datore di lavoro per delitti di lesioni personali gravi/gravissime (art. 590 c.p.) o di omicidio colposo (art. 589 c.p.). La scure giudiziaria si abbatterebbe sull’imprenditore se il contagio da Covid-19 fosse avvenuto all’interno dei luoghi di lavoro, ma non sarebbe comunque facile dimostrare, con ragionevole certezza, il contrario.

Queste richieste sono già stata avanzante dalla Confartigianato nazionale in occasione dell’audizione alla Commissione lavoro del Senato avvenuta ieri, nella quale Confartigianato ha contestato l’interpretazione dell’Inail che applica il principio della presunzione di infortunio sul lavoro in caso di contagio Covid-19 di un lavoratore, e che potrebbe comportare responsabilità per il datore di lavoro, al di là delle misure precauzionali adottate. A questo proposito Confartigianato ha sollecitato una norma sull’esonero dalla responsabilità del datore di lavoro, dato che nessuno può essere chiamato a rispondere di un rischio generico di salute del quale non è controllabile la fonte.

La confusione delle norme per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro potrebbe determinare in capo al datore di lavoro una responsabilità civile e penale per un contagio che può avvenire in qualunque luogo fuori dall’azienda. E’ quindi una forzatura porre questo rischio a carico dell’azienda. Un ulteriore duro colpo, che penalizzerebbe definitivamente il sistema economico”.

Il rischio contagio andrebbe trattato a livello normativo (non certo infortunistico) secondo Confartigianato, nella fattispecie di una polmonite e quindi con l’assistenza sanitaria statale, escludendolo l’INAIL. Tanto più che la comunità scientifica più volte ha sottolineato come il contagio avvenga principalmente in ambienti esterni e portato successivamente all’interno delle aziende. Le imprese che non hanno sospeso la propria attività osserveranno il “protocollo condiviso delle misure per il contenimento del covid-19 negli ambienti di lavoro” sottoscritto il 24 aprile, è questa una condizione già sufficiente, anche perché in azienda lavorano i titolari delle imprese, spesso fianco a fianco con i propri familiari, quindi c’è una attenzione spasmodica nella sanificazione e pulizia dei luoghi di lavoro. Confartigianato rivendica quindi un intervento legislativo che possa consentire alle imprese di lavorare nel rispetto delle regole, non nella paura delle regole, senza temere un’attribuzione di responsabilità non dovuta.

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