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Confartigianato e CNA, 2025 anno di resilienza, ora risposte strutturali

Le imprese artigiane della provincia di Ancona reggono, ma il 2025 conferma una dinamica fragile, ancora appesa alla resilienza più che a vere politiche di rilancio. Confartigianato Imprese Ancona – Pesaro Urbino e CNA Territoriale di Ancona tornano a condividere un bilancio congiunto di fine anno, rilanciando insieme richieste precise al mondo politico: agire subito per sostenere il tessuto produttivo, riformare la legge quadro sull’artigianato, rafforzare i canali del credito e coinvolgere davvero le imprese nel futuro dei giovani.

Nei primi nove mesi del 2025, il saldo delle imprese artigiane attive in provincia di Ancona è rimasto sostanzialmente stabile. Il calo è stato contenuto: appena 21 imprese in meno rispetto allo stesso periodo del 2024, pari a una flessione dello 0,2%. I numeri elaborati dai rispettivi Centri Studio confermano una tenuta confortante se confrontati con quelli regionali, dove le imprese artigiane attive sono diminuite dello 0,8% nel medesimo periodo. Il dato va però letto con cautela, sia per l’adozione della nuova classificazione Ateco 2025 che rende meno immediati alcuni confronti, sia perché copre solo i primi tre trimestri dell’anno. Guardando più a fondo, emergono tendenze opposte. Cresce il comparto delle costruzioni, con un incremento dell’1,1% trainato probabilmente dai cantieri aperti con gli ultimi incentivi. Crolla invece il manifatturiero, dove solo nei primi nove mesi si contano 59 imprese in meno, soprattutto nei settori dell’abbigliamento, della meccanica e del legno. L’artigianato, insomma, resiste, ma le spine non mancano.

“La politica non può più restare spettatrice. Il Parlamento deve approvare in via definitiva il disegno di legge sulle PMI e avviare subito la riforma della legge quadro sull’artigianato”, dichiarano Marco Pierpaoli, Segretario di Confartigianato Imprese Ancona – Pesaro e Urbino e Massimiliano Santini, direttore della CNA di Ancona. “Non è solo una questione normativa. È una visione da aggiornare, per ridare centralità a un sistema che ancora oggi costituisce l’ossatura economica del Paese e che chiede solo di essere messo nelle condizioni di innovare e crescere”.

“Serve una strategia condivisa. Il nostro sistema imprenditoriale ha bisogno di un credito accessibile, sostenuto da strumenti solidi come Confidi Unico. Ma soprattutto c’è una sfida che riguarda il futuro: dobbiamo riportare i giovani nel cuore del lavoro artigiano, con percorsi concreti di formazione e ingresso nel mercato”, concludono Santini e Pierpaoli.

CNA e Confartigianato ribadiscono l’urgenza di un patto educativo e produttivo. Il tasso di inattività giovanile in Italia resta tra i più alti d’Europa, eppure il mondo dell’impresa artigiana continua a rappresentare un bacino di opportunità reale, spesso ignorato. Le due associazioni chiedono il ripristino della decontribuzione per l’apprendistato e l’istituzione di un tavolo stabile tra scuola, impresa e istituzioni. Le imprese artigiane non sono un ripiego, ma un luogo autentico di formazione, autonomia e innovazione.

Sul fronte degli investimenti, giudizio positivo sull’estensione della Transizione 5.0 fino al 2028 e sull’accoglimento da parte del Governo delle richieste delle associazioni per tutelare le domande già presentate. Ma resta la necessità di non escludere le microimprese, che rischiano di restare fuori dai benefici se non si conferma il credito d’imposta sotto i 500mila euro.

CNA e Confartigianato, pur portando avanti le proprie attività in autonomia, si ritrovano su una visione comune: quella di un’economia locale che ha bisogno di strumenti nuovi, non solo di resistenza ma di rilancio. L’artigianato è pronto a fare la sua parte. Ora tocca alle istituzioni.