MODA
Dior difende il valore artigiano made in Italy. E l’Italia cosa aspetta?

Sono gli artigiani italiani della moda a possedere le competenze per realizzare l’eccellenza dei brand internazionali del lusso come Dior. Parola di Maria Grazia Chiuri, stilista e direttrice creativa della maison francese, che oggi, in un’intervista a MF Fashion, scende in campo per sollecitare un riconoscimento istituzionale per la moda italianasettore economico la cui rilevanza è seconda soltanto al turismo e che si fonda sulle abilità dell’artigianato e delle piccole imprese. “La testimonianza di Maria Grazia Chiuri – commenta il Presidente di Confartigianato Giorgio Merletti – si aggiunge a quelle di numerosi protagonisti della moda internazionale che riconoscono la centralità delle micro e piccole imprese italiane per garantire l’eccellenza della produzione dei brand mondiali del fashion. Ma ora è tempo di passare dalle parole ai fatti. Le nostre imprese non chiedono che di poter continuare a lavorare. Al Governo sollecitiamo di dare immediata concretezza agli impegni per consentire alle centinaia di migliaia di aziende della filiera moda italiana di continuare ad essere protagoniste della nostra eccellenza manifatturiera tanto apprezzata nel mondo. In gioco c’è il sistema globale della moda d’eccellenza e non avremo seconde possibilità”.

“Dobbiamo imparare ad essere più orgogliosi dell’Italia”, sostiene nell’intervista Maria Grazia Chiuri che alle piccole e medie imprese italiane ha voluto rivolgersi proseguendo nel suo percorso di sostegno e promozione dell’artigianato locale. Come già previsto prima della pandemia, infatti, la collezione cruise 2021 di Dior, che avrebbe dovuto sfilare a maggio a Lecce, sarà in parte frutto del lavoro di piccoli produttori pugliesi. In omaggio a quella regione che ha dato i natali al padre della designer e che la stessa Chiuri sosterrà nel suo nuovo incarico di presidente del gruppo strategico per la Puglia. “Come italiani – sottolinea nell’intervista – siamo molto affascinati da ciò che è nuovo. E il rischio è non vedere la bellezza che hai intorno e che è frutto dell’attività artigiana. Credo sia ora di non vedere la moda sempre solo come una cosa frivola. Credo che per questo settore ci voglia un riconoscimento più istituzionale. L’Italia è il Paese che ha la supply chain più potente al mondo e non è possibile che non ci sia una coscienza nazionale. Sarebbe una grandissima perdita se non riaprissero le piccole imprese artigiane di grande valore che hanno accumulato una conoscenza che non deve essere persa. Lavoriamo con tantissime realtà in Italia. Gran parte della produzione di Dior è distribuita tra Francia e Italia. Dovremmo fare una mappatura di queste imprese perché lutti ne prendano coscienza. Non è soltanto questione di sostegno, è che questo tipo di prodotto si fa solo in Italia. Ci sono certi tipi di lavorazioni che fanno parte di una realtà molto forte in Italia e in Francia. Possiamo interagire solo con questi due Paesi di riferimento. E ce ne siamo resi conto in maniera ancora più forte durante il lockdown”.

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