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Dpcm, l’allarme di Confartigianato: «Rischio moria di imprese e altri disoccupati»

A lanciare l’allarme è Marco Pierpaoli, segretario generale di Confartigianato Ancona e Pesaro, preoccupato per il Dpcm al vaglio del governo

«Se i rumors verranno trasformati nell’ennesimo Dpcm del governo imposto senza alcuna concertazione e possibilità di relazione, assisteremo ad un’ulteriore moria di imprese soprattutto nel settore della somministrazione». A dirlo è Marco Pierpaoli, segretario generale di Confartigianato Ancona e Pesaro.

«L’emergenza sanitaria, non si risolve a fasce orarie e tantomeno limitando la capacità degli imprenditori di fare impresa ma concertando insieme a loro la possibilità di trovare soluzioni alternative per continuare a lavorare in sicurezza. Limitare la possibilità di lavorare dopo le 23.00, costringerebbe molte aziende che lavorano nei centri città ad abbassare la serranda per sempre – afferma Confartigianato – un rischio che non possiamo permetterci di correre visto tutto quello che già è stato chiesto loro di fare in termini economici per adattarsi alle misure su distanziamento e igienizzazione.

Aziende che in molti centri città sottoposti a vincoli di sopraintendenza, sono costrette a lavorare in condizioni di estrema precarietà, si troverebbero con questi nuovi vincoli orari a contingentare ulteriormente le presenze negli spazi già ridotti in cui si trovano a dover lavorare. Confartigianato si esprime con favore su tutte quelle misure che possano prevedere maggiori controlli e mascherine anche in luoghi aperti ma il vincolo delle chiusure d’impresa non può nuovamente trovare spazio in un contesto sociale ed economico dove il nostro paese, i nostri territori e le nostre economie non riuscirebbero più a sopportarlo. Sono già tante le imprese che hanno chiuso o che sono in procinto di cessare l’attività e per questo serve una particolare attenzione per favorire l’espansione dell’economia e non una restrizione dei mercati che portano alla perdita di centinaia di posti di lavoro anche se ciò non viene percepito».

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